Storia di una “rossa” molto speciale.
Qui bisogna mettersi d’accordo. Per moltissimi appassionati la più bella Ferrari spider resta la California, nelle sue varie impostazioni LWB (Long Wheel Base) ovvero passo lungo, 2.600 mm o SWB (Short Wheel Base) passo corto, 2,400 mm. Di contro c’ è la spettacolare Ferrari Daytona GTB4 con quelle forme del muso e ancora tanta roba…
Bisogna ricordare anche il periodo. Daytona il cui è ispirato alla straordinaria vittoria sul circuito americano, si inserisce in un mercato dove è già apparsa la Lamborghini Miura che ridefinì i canoni delle dream car.
La Ferrari 365 sarebbe stata prodotta in 106 esemplari oppure (secondo altre fonti) addirittura 122 con il solito metodo di avviare il semilavorato nella factory di Sergio Scaglietti, altro mitico personaggio della motorvalley modenese, che provvedeva a vestirla con una carrozzeria spider. Vettura frutto di un progetto completo, e non semplicemente tagliata.
Di fatto il nome e la qualifica cancellano ogni dubbio: GTS/4, dove S sta per spider. Nessuna differenza, invece, nella meccanica e nella struttura: il telaio tubolare, motore V12 da 4,4 litri, con 4 assi a camme in testa e 352 CV di potenza massima, cambio a 5 marce montato posteriormente secondo lo schema Transaxle. Con un peso di 1.200 kg, identico a quello della coupé, visti i rinforzi inseriti nelle zone sottoposte a torsione, accelerazione da 0 a 100 km/h in poco più di 6 secondi velocità massima 280 km/h.
E veniamo alla spider contrassegnata dalla matricola del telaio 016217, targata una prima volta nel 1973. La storia recente nasce dall’amicizia che lega Stefano Sebastiani con il vecchio Giordanengo di Boves (Cuneo), conosciuto per caso. Persona simpatica, ma un po’ introversa. Parlando, esce fuori questa vettura che aveva portato dall’America, ma in condizioni di rendere necessario un restauro completo visto che era già stata smontata. Il telaio aveva preso un colpo. Per farla breve, Sebastiani con cifra modesta diventa il nuovo proprietario della 016217.
Qui entra in gioco Franco Ferrari, formatosi alla scuola di Scaglietti e di Fantuzzi prima di mettersi in proprio. Un’avventura durata un paio d’anni, ma il risultato si vede. A quel punto Sebastiani decide di intestare la vettura al figlio Jacopo, appassionato come il padre, soprattutto di corse. Insomma è un gran pilota, ma s’è dedicato soprattutto al suo lavoro. La macchina staziona dunque nella casa di Sebastiani a Frascati in un box degno di una principessa, attrezzato e asciutto.
